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La Santa Sindone
La Sindone è un lenzuolo di circa 4,5 metri di lunghezza per una larghezza di poco superiore a 1,2 metri. Interamente prodotto in lino, lascia trasparire l'immagine umana di un uomo deceduto a causa di torture e crocefissione.
Il telo raffigura centralmente l'immagine umana mentre sui bordi, per quasi tutta la lunghezza presenta varie bruciature, danni subiti dal lenzuolo durante l'incendio del 1532 a Chambéri.
La tradizione riconosce in questa stoffa il lenzuolo utilizzato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro, identificandolo quindi quale lenzuolo citato nei Vangeli.
Nonostante gli innumerevoli studi fatti, tale tesi non è scientificamente provata seppur siano stati numerosi i riscontri. Nel corso degli anni vi sono stati vari approcci scientifici allo studio del telo che ha però suscitato grande interesse fin dall'800. Bisogna però giungere al 1898 quando, grazie ad una fotografia, venne dimostrato il comportamento simile a quello di un negativo fotografico e tale scoperta fece crollare le ipotesi che attribuivano il telo ad un semplice "falso" Medievale. Questa dimostrazione attrasse l'attenzione di numerosi storici e scienziati, ma soprattutto originò uno studio rigorosamente di approccio scientifico.
Oggi decisamente scolorito e di colore giallo chiaro deve essere immaginato, all'origine, di color giallo intenso, colore classico del lino naturale. All'epoca tessuto di indiscusso pregio sia per il tessuto stesso sia per le dimensioni, mostra cuciture e cimose applicate con cura e mani esperte.
Gli studi effettuati hanno portato a conclusioni differenti dividendo quindi gli studiosi: ponendo per certo che il lino fosse trattato con prodotti naturali quali aloe e mirra, si passa dalla tesi impressiva secondo la quale le immagini si siano create per semplice contatto tra corpo e telo a quella che contempla una possibile reazione chimica avvenuta nel contatto tra la soluzione di aloe e mirra con i gas e vapori rilasciati dal cadavere.
A chi fosse interessato ad approfondire le proprie conoscenze sull'argomento, ricordiamo il Museo della Sindone, fondato nei primi anni del 1900 e trasferito nel 1998 nella nuova sede all'interno della cripta della chiesa del SS. Sudario.
Il museo oltre a proporre gli oggetti che hanno caratterizzato la storia della Sindone come la prima macchina fotografica impiegata per ritrarre il telo, la teca in argento e pitre che ha custodito la Sindone fino al 1998 e ancora la cassetta impiegata per il trasporto del Santo Telo da Chambéri a Torino, offre un percorso completo circa gli studi eseguiti e le tesi che, negli anni, hanno preso corpo.